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Dopo dieci anni di onorata carriera, mando in pensione i miei vecchi Lange (che cominciavano a starmi un pò strettini) e passo la cura delle mie tibie a questi scarponi.

A presto (domenica prossima, sul San Pellegrino) per un commento tecnico.

Che ci vuoi fare, sono un sciatore: agli amici che mi chiedono d’estate di andare al mare rispondo picche, e metto via i soldini da brava formichina per farmi le mie sacrosante sciate d’inverno. Quindi questa è la mia stagione (anche se la mia stagione preferita è l’autunno, ma questa è un’altra storia) e come tale vedo di godermela tutta: prendo permessi da lavoro, faccio weekend in montagna, organizzo (o almeno tento) allegre e garrule giornate sulla neve. Dico tento, perche ovviamente gli amici di cui sopra rispondono picche a loro volta. E quindi è la prassi che presi i miei sci parta con la macchina da solo verso le piste, in barba ai precetti del buon ambientalista e facendomi beffe del protocollo di Kyoto. Sciare da soli, si converrà, non è proprio il massimo: ma tant’è, ieri è stata veramente una giornata fabulosa. Poca gente sulle piste (mai fatta fila, neanche agli impianti più trafficati) il che ti permette di fare le linee che vuoi senza paura di quello che davanti ti taglia la strada o di quello che dietro tenta di superarti mettendoti gli sci per cappello. Neve ottima, piste ben preparate il che ti permette di spingere senza la paura di incontrare il grumo di neve che ti fa saltare a gambe all’aria.

Insomma veniamo a noi.

Sono caduto tre volte: ho battuto il record. Ho botte dappertutto, ho rischiato almeno una volta la vita. Come se non bastasse durante una risalita in seggiovia mi è caduto un guanto e ci ho messo 45 minuti per recuperarlo, camminando con gli scarponi dentro mezzo metro di neve fresca.
Eppure sono contento: che ci vuoi fare, sono un sciatore.